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La farina “Made in Signa” entra nelle scuole grazie a Qualità e Servizi

Filiera corta, qualità e territorio protagonisti a Villa Alberti. Il sindaco Fossi: “Questo pane racconta chi siamo e quanto è “buono” e non solo bello il nostro territorio”

Data :

31 marzo 2026

La farina “Made in Signa” entra nelle scuole grazie a Qualità e Servizi
Municipium

Descrizione

La farina “Made in Signa” entra nelle scuole grazie a “Qualità & servizi”

Filiera corta, qualità e territorio protagonisti a Villa Alberti. Il sindaco Fossi: “Questo pane racconta chi siamo e quanto è “buono” e non solo bello il nostro territorio”

È il pane quotidiano, simbolo semplice e universale, a raccontare una storia di territorio, qualità e futuro. È quello realizzato dal Forno Cafissi con la farina “Made in Signa” prodotta dai Fratelli Moretti Cereali, l’azienda con sede a Signa, e lavorata dal Molino Messerini, protagonista dell’iniziativa che si è svolta questo pomeriggio nella sala del camino di Villa Alberti, promossa dall’Amministrazione comunale di Signa insieme a “Qualità & Servizi”.

Questo pane, a chilometro zero, varietà Pandas, realizzato con il grano che nasce nei campi della Piana Fiorentina e che viene trasformato lungo una filiera interamente locale, è arrivato, a partire dai giorni scorsi, sulle tavole di circa 1200 bambini delle scuole di Signa e Carmignano, in seguito all’apertura del nuovo centro cottura di “Qualità & Servizi” a La Serra a Carmignano, diretto da Mattia Barbugli. 

Un modello concreto di sostenibilità, qualità e attenzione educativa.

Un progetto che unisce agricoltura, trasformazione e ristorazione scolastica, e che punta a rafforzare la “comunità del cibo” fatta di produttori, istituzioni e famiglie.

Il sindaco di Signa ha aperto l’incontro sottolineando il valore dell’iniziativa: “Questo pane non è soltanto un alimento: è il racconto concreto di ciò che siamo. In Toscana non c’è niente di costruito o artificiale - ha sostenuto Fossi - tutto nasce da radici profonde, da una cultura che tiene insieme territorio, lavoro e comunità. Quando diciamo che la Toscana è ovunque “buona”, non solo bella, intendiamo proprio questo: autenticità. E questa autenticità passa anche da ciò che mettiamo nel piatto dei nostri bambini. Offrire loro un prodotto come questo significa trasmettere valori veri, legati alla qualità, alla sostenibilità e al rispetto della nostra terra”.

L’assessore all’istruzione del Comune di Signa Marcello Quaresima ha poi ribadito il ruolo centrale della scuola: “Partire dal pane è una scelta tutt’altro che casuale: è l’alimento più semplice, ma anche il più educativo. Nelle scuole si costruiscono abitudini e consapevolezze ed è fondamentale indirizzare i bambini verso la qualità. I risultati sono evidenti: registriamo percentuali di scarto molto basse, segno che il cibo viene mangiato, apprezzato e riconosciuto come buono. Questo progetto dimostra che qualità e gradimento possono andare di pari passo e che l’educazione alimentare è un investimento concreto sulla crescita e sulla salute delle nuove generazioni”.

Si inserisce in questo percorso anche il contributo dell’assessora del Comune di Poggio a Caiano Patrizia Cataldi: “Il rapporto tra i nostri territori si rafforza anche attraverso progetti come questo che mettono al centro l’alimentazione come elemento educativo e culturale. Iniziative come questa, anche alla luce del protocollo “La trave del Montalbano”, che punta a valorizzare l’enogastronomia, dimostrano come sia possibile collegare concretamente il territorio locale a un’azione amministrativa condivisa, valorizzando le produzioni e costruendo una visione comune”.

Ampio l’intervento dell’Amministratore Unico di “Qualità & Servizi” Filippo Fossati: “Siamo un’azienda interamente pubblica, i cui proprietari sono i Comuni, e non distribuiamo dividendi. Questo ci permette di fare scelte che mettono al centro il bene collettivo. Dieci anni fa i sindaci hanno compiuto una scelta precisa: il cibo non è una merce come le altre. È un fatto sociale, culturale ed economico. La farina potrebbe arrivare dall’altra parte del mondo, dal Canada o da grandi filiere industriali, ma questo modello globale ha prodotto inquinamento, perdita di biodiversità e un abbassamento complessivo della qualità. Noi abbiamo deciso di invertire la rotta, ricostruendo filiere locali e restituendo valore ai produttori”.

E ancora: “Quando si ricominciano a raccontare le storie dei produttori, qualcosa cambia davvero: nascono nuove opportunità, gli agricoltori tornano a investire, si ricostruisce un legame con la terra. Questo pane è il risultato di un lavoro collettivo, ma anche un simbolo: dimostra che è possibile coniugare qualità e sostenibilità, offrendo ai bambini un prodotto sano, buono e legato al territorio”.

Il responsabile produzione e logistica dell’Azienda di refezione scolastica Marco Gamannossi ha poi evidenziato la dimensione progettuale: “Le scelte che facciamo in ambito alimentare non sono mai neutre: fanno parte di un progetto formativo più ampio, che riguarda il tipo di società e di territorio che vogliamo costruire. La creazione di una filiera come questa significa anche riappropriarsi del senso del servizio pubblico, liberandosi da logiche puramente commerciali. Produciamo pane per le scuole, ma allo stesso tempo creiamo valore per il territorio e diamo prospettive concrete a chi lavora nella filiera agricola. È un’esperienza che unisce qualità del prodotto e impatto sociale”.

Dalla produzione agricola è arrivato il racconto della famiglia Moretti: “La nostra è un’azienda nata negli anni ’50 - ha sostenuto Luciano Moretti, titolare dell’azienda “Fratelli Moretti Cereali” ma le radici affondano ancora più indietro, nella tradizione agricola della nostra famiglia. Da sempre lavoriamo con grande attenzione alla selezione dei grani migliori, seguendo tutto il percorso, dalla semente alla raccolta. Garantire una genetica pura e una qualità elevata è per noi una responsabilità, oltre che un impegno. Questa filiera rappresenta anche una sicurezza in più per il consumatore finale, perché ogni passaggio è controllato e tracciabile”.

“Il nostro lavoro - ha poi detto Fausto Messerini del Molino Messerini - è quello di accompagnare il grano nel suo percorso, rispettandone i tempi e le caratteristiche. Lavoriamo lentamente, senza forzature, perché solo così si preservano tutte le qualità nutrizionali e organolettiche. È un processo artigianale che non punta allo sfruttamento massimo del prodotto, ma alla sua integrità. Il risultato è una farina sana, completa, capace di fare davvero la differenza”.

Entusiasmo anche dal Forno Cafissi che realizza il pane: “Per noi - ha detto Ronny Cafissi - è motivo di grande orgoglio lavorare con una farina del territorio. È una soddisfazione che si riflette anche nel prodotto finale: il pane viene buono, ha sapore, ha identità. I clienti lo percepiscono e lo apprezzano. Siamo una famiglia che porta avanti questo mestiere da cinque generazioni e poter partecipare a un progetto come questo significa unire tradizione e innovazione, mantenendo viva una passione che viene da lontano”

Un progetto particolarmente apprezzato da Slow Food come ribadito da Paolo Leonelli. “La filiera del cibo incide in modo significativo anche sull’ambiente, e per questo è fondamentale educare le nuove generazioni. Senza consapevolezza aumentano sprechi e cattive abitudini. Noi lavoriamo molto con le scuole, portando laboratori pratici, facendo “mettere le mani in pasta” ai bambini. Quando capiscono da dove viene il cibo, cambiano atteggiamento: lo rispettano di più e lo apprezzano maggiormente”.

Infine, il legame con il turismo e la promozione territoriale: “Oggi - ha commentato Daniela Mugnai di Vetrina Toscana - il prodotto locale è un vero attrattore turistico. Non si tratta solo di mangiare bene, ma di vivere un’esperienza, di entrare in contatto con l’identità di un territorio. Siamo quello che mangiamo: il cibo diventa parte di noi e racconta chi siamo. Mettere in rete produttori, ristoratori e istituzioni significa costruire valore e prospettiva”.

 

Ultimo aggiornamento: 31 marzo 2026, 20:17

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