Boncompagno da Signa
Estratto da "Boncompagno da Signa"
Testo di Patrizia Cecchi
Non abbiamo notizie sicure sulla data di nascita: nell'impossibilità di fissarla con esattezza, la si colloca fra il 1165 e il 1175 o anche il 1180.
Nulla si sa della famiglia a cui Boncompagno da Signa appartenne; il luogo di nascita, per dichiarazioni dello stesso Boncompagno alla fine della "Rhetorica novissima", è Signa.
"Questa Retorica è stata composta a Bologna nell'anno del Signore 1235, indicazione ottava, per mano di Boncompagno oratore,che nacque nel Castello, che è detto Signa France e che dista dalla fiorente città di Firenze sette miglia; infatti quel castello è situato fra quattro fiumi e due ponti di pietra, per cui, per il decorso delle acque e l'abbondanza degli olivi è dotato di una indescrivibile amenità."
I fiumi a cui si fa riferimento sono l'Arno, il Bisenzio, l'Ombrone e forse l'Osmannoro; i ponti in questione sarebbero quelli sull'Arno e quello sul Bisenzio o quello che conduceva a S. Mauro.
Boncompagno compì i primi studi a Firenze, ma ben presto si trasferì a Bologna, dove, giovanissimo, insegnò come "magister" grammatica e retorica.
Alla fine dei XII secolo e i primi decenni del XIII secolo la scuola "delle artes" latine raggiunse a Bologna il massimo grado della fama: Bologna, la città dei "dettatori", è "caput exercitii litteralis", come afferma lo stesso Boncompango; e "l'ars dictandi" appare come una "summa", come una scienza suprema capace di disciplinare l'intera concezione del conoscere: è questa, sostanzialmente l'idea di Boncompagno da Signa, "princeps dictatorum".
C. Calcaterra sottolinea come tre nomi, quello di Boncompagno, quello di Enrico da Settimello e quello di Rambertino Buvalelli rappresentino le tre forme di arte stimate eccellenti a Bologna tra il finire del XII secolo e il principio del XIII e cioè rispettivamente: il "dettare" in bella prosa, il poetare in latino e il comporre in provenzale; e G. Vecchi, dal canto suo, pone nella triade dei maestri di retorica che tennero il campo a Bologna in quei tempi, insieme a Guido Faba e Bene da Firenze, Boncompagno da Signa, definendolo "il più estroso, il più bizzarro e ricco di vena" fra costoro.
Soprattutto le opere retoriche, fra cui ricorderemo le più importanti, quali la "Rethorica antiqua o Boncompagnus" e la "Rhetorica novìssima", l'altro grande trattato, gli procurarono onori e fama vastissima.
Boncompagno fu uno spirito spregiudicato, scettico, attento osservatore della realtà, per alcuni quasi un umanista "ante litteram", spesso incline al sarcasmo ed al motteggio.
Con il suo temperamento scettico fu sempre pronto a ridicolizzare il miracolismo: prese infatti posizione contro il celebre frate Giovanni da Vicenza. Salimbene da Adam, nella sua Cronica del 1283 riferisce anche di una burla organizzata dal Boncompagno per ridicolizzare il miracolismo e prendersi gioco della credulità dei Bolognesi: pare infatti che Boncompagno avesse fatto spargere la voce che si sarebbe levato in volo dalla cima di un monte. Messosi delle grandi ali ai piedi, disse alla folla riunitasi in attesa del miracolo "che se ne andasse con Dio e si accontentasse di aver visto il volto di Boncompagno"./p>
Incerta e approssimativa è anche la data della morte: dopo una vita, che lo aveva visto soggiornare a lungo a Bologna e, più brevemente, a Vicenza, Venezia, Reggio, e compiere viaggi in Francia, Germania, Dalmazia, Grecia, Costantinopoli e Gerusalemme, morì sicuramente dopo il 1240, anno al quale si fa risalire il suo ultimo lavoro il "Libellus de malo senectutis et senii", a Firenze presso l'ospedale di S. Giovanni Evangelista - pare in estrema povertà - fallito poco prima il tentativo di ottenere un ufficio a Roma presso la Curia pontificia.
- RETORICA:
- V tabulae salutationum,
- Tractatus virtutum,
- Notule auree, (1196-1197)
appendice del precedente e contenente osservazioni sulle formule da usare iniziando un'epistola.
- Palma, (1198)
in cui si tratta dell'epistola in generale, delle sue parti e della punteggiatura.
- Oculus pastoralis,
contenente modelli di discorsi da pronunciarsi nei momenti più importanti della vita pubblica.
- Rethorica antiqua,
In sei libri, nei quali si tratta della forma delle lettere relative agli studenti e dei maestri allo Studio di Bologna, di quella delle lettere della Curia, di quelle destinate al papa, all'imperatore, agli ecclesiastici, ai nobili ecc. composta a Bologna, fu ivi letta e insignita della corona di alloro il 26 marzo del 1215 vicino a S. Giovanni in Monte davanti al collegio dei professori di diritto canonico e civile, ad altri insegnanti e a una folla di studenti.
- Rethorica novissima,
In tredici libri, scritta per la maggior parte a Venezia, ma pubblicata anch'essa a Bologna nel 1235, tratta dell'origine del diritto, dei generi della cause, delle invettive, delle concìonì ecc., e si può considerare, dedicata com'è agli studenti "in utroque iure" (nell'uno e nell'altro diritto), uno strumento per istruire gli avvocati. - DIRITTO:
- Olivia (privilegia et confirmationes)
- Cedrus (generalia statuta)
- Myrrha (testamenta)
- X Tabulae (privilegia et testamanta) - DIVERSI:
- Amicitia,
Insieme di bozzetti sull'amicizia, messi in forma di dialogo fra il Corpo e l'Anima, che si appellano alla Ragione.
- Liber de obsidione Ancone, (1198-1200)
Scritto di carattere storico sull'assedio della città di Ancona nel 1173, da parte dell'esercito dell'Arcivescovo Cristiano di Magonza, cancelliere di Federico Barbarossa.
- Rota Veneris, (ant. 1215)
Operetta che tratta di "lascivia et amantium gestus", e contiene una precettistica sulle lettere amorose.
