Medaglia d'argento al merito civile
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I tabernacoli di Signa


Estratto da "Tabernacoli ed Immagini Sacre"
Testo di Carlo Cinelli

Dal punto di vista meramente quantitativo, alcune situazioni oggettive hanno d'altra parte costituito dei fattori sicuramente condizionanti. Intanto la limitata estensione dell'area comunale - appena 18 Kmq. -, ma ad un'ulteriore rarefazione di questi hanno poi concorso anche l'assenza di antropizzazione di vaste zone - come quella dei Renai - dovuta alle condizioni ambientali disagevoli; le distruzioni belliche - seppur limitate alle zone abitate adiacenti al ponte sull'Arno - dell'ultimo conflitto; e una disordinata espansione urbanistica - il cui contributo negativo, sebbene non sia stato possibile verificarne appieno l'incidenza, appare comunque ugualmente incontestabile - che ha portato poco rispetto alle stratificate preesistenze storico-artistico-ambientali.

Le immagini di devozione presenti sul territorio signese ripropongono iconografie, soprattutto per quanto concerne quelle connesse al culto mariano, diffuse nelle zone viciniori - a parte qualche eccezione -; ed il discorso è valido sia per le varie versioni della Madonna dei Sette Dolori, delle Grazie, del Rosario, e dell'Immacolata Concezione prodotte nella Manifattura Ginori tra la fine del secolo XVIII e la metà del successivo - e oltre -, sia per la recentissima proliferazione di quelle di Nótre Dame de Lourdes.

Cinque per lo meno sono i tabernacoli veri e propri, dotati cioè di una struttura architettonica, tutti ubicati all'esterno della cinta dell'antico castello, lungo le strade di accesso a questo, nei borghi "extra moenia"; e che costituiscono senz'altro delle emergenze di carattere storico-artistico di notevole rilievo.

 
via garibaldi maestro di signa - metà  xv secolo - (foto arc. gruppo archeologico signese) Lungo l'attuale via Garibaldi, che conduce in località San Miniato, si trova quello, attualmente vuoto ma contenente in origine l'affresco assegnato al cosiddetto Maestro di Signa, staccato nel 1989 e finito di restaurare nel 1994. Le parti dipinte che è stato possibile salvare dalla totale distruzione sono purtroppo notevolmente ridotte, limitate in pratica, nello scomparto centrale, alla zona superiore del volto della Vergine e a due angeli reggicortina e, nel sottarco, alla figura del Redentore. È andato completamente perduto il resto, ricostruibile solo grazie alla descrizione lasciataci dal Carocci e ancora individuabile in una foto scattata intorno alla metà degli anni sessanta e ora conservata presso l'archivio del Gruppo Archeologico Signese.

(n.d.r. Questo affresco, dopo il restauro, è stato collocato all'interno della Chiesa di S. Lorenzo.)

via dell'edera - domenico michelino fine sec. xv (foto aq)Altro affresco di una certa importanza è quello ospitato nel tabernacolo di via dell'Edera. Il dipinto, è stato fatto recentemente rientrare nel corpus dei lavori di Domenico di Michelino da Anna Maria Bernacchioni, la quale ne ha datato l'esecuzione approssimativamente alla metà degli anni sessanta del XV secolo, sulla base di convincenti confronti stilistici con altre opere certe del pittore.

 

via dei berti - bottega del verrocchio - sinopia (foto aq) Ugualmente costituito da una semplice nicchia priva di un frontespizio architettonico che ne sottolinei l'importanza, il tabernacolo di via dei Berti, detto anche "del Torrino" dalla casa-torre medievale. Della superficie dipinta non si è purtroppo conservato assolutamente niente. Il restauro condotto fra il 1981 e il 1982 ha permesso però il recupero della sinopia, che rivela analogie con soluzioni esperite entro l'ultimo quarto del XV secolo nella bottega del Verrocchio, e che rimandano in particolare alla maniera di Lorenzo di Credi.

via della redina - fine sec. xviii (foto aq)Il pregio dell'edicola posta in via della Redina conosciuta comunemente come "tabernacolo del pozzino" - dal pozzo annesso al muro di recinzione della prospiciente villa Moriubaldini-Tanini-Tempesti non risiede invece nell'immagine dipinta - una Madonna col Bambino e cherubini, mediocre opera di frescante probabilmente locale del XIX secolo -, ma nella complessità strutturale che la assimila ad una vera e propria architettura. In pietra serena, essa costituisce infatti un elemento d'arredo viario certamente non trascurabile, per questioni di stile da situare cronologicamente verso la fine del XVIII secolo.

via s. miniato - fine sec, xviii (foto aq) Per concludere questa sommaria rassegna resta da ricordare il tabernacolo posto all'angolo tra via San Miniato e via Sorelle Gramatica caratterizzato da una monumentale struttura architettonica, dove è chiaramente leggibile ancora l'arme dei Gondi, famiglia che aveva estese proprietà nella zona, tra le quali, fino almeno alla metà del '700, era anche il palazzo di fronte allo stesso tabernacolo. L'esecuzione, dalle linee ispirate ad un classicismo composto, sobrio ed elegante, bene potrebbe collocarsi nell'ultimo quarto del XVIII secolo; e così pure quella dell'affresco.